Ciliegie Doppie – Ep. 16 Chloe e la descrizione di un attimo: “L’intelletto può intromettersi e dire: io non so chi tu sia, ma il cuore lo sa.”

Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo, e fa sussultare ogni atomo del tuo essere. Lei ti guarda negli occhi, e tu vedi l’anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Ti senti rivoltare le viscere. Hai la pelle d’oca. Tutto, al di fuori di questo momento, perde importanza.

Brian Weiss

E’ da quando lo hai intravisto in quell’ascensore che dietro gli occhi passa veloce l’immagine di te e di lui in un letto, è da quando hai sentito il suo profumo che non riesci a fare a meno di pensare a lui…dovresti ammetterlo a tè stessa, c’è qualcosa di invisibile che ti tocca dentro, hai i suoi occhi piantati in testa tanto quanto vorresti avere altro di lui piantato dentro.

Attrazione fisica? Lo chiedi a tè stessa, forse…chimica? Desiderio? Passione? Ti senti doppia perchè se tocchi il cielo con un dito, se la tua testa viaggia tra mondi spirituali e idee di Amore con la A maiuscola e sinfonie del cuore…una parte di te vorrebbe strappargli i vestiti e dirgli: “Lo senti? Lo senti quanto ti voglio? Lo senti quanto ti voglio dentro di me? Lo senti quanto ti desidero?”


“Si, sei tu”

Tre parole, tre parole che lui ripete, questa è la descrizione di un attimo, di una frazione di secondo, di quegli occhi che mi fissano, di quelle mani che stanno togliendo i miei vestiti, di quella lingua che non sta più baciando il palmo della mia mano, di quella magnifica testa tra le mie gambe.

E’ la descrizione della mia mano che gli accarezza i capelli, mentre lui non smette di sedurre la mia pelle con la sua saliva, mentre lui sta assaggiando tutti i miei segreti, è la descrizione del mio corpo che diventa una corda tesa, come quella del mio violino, una corda che vibra e sulla quale lui danza come il più bravo degli equilibristi…”sospeso su un filo di neve.”

E’ l’attimo in cui lui sta entrando dentro di me, mentre mi guarda, mentre il mio respiro cambia, mentre sto vivendo esattamente quello che avevo nella testa, dietro gli occhi, quando l’ho intravisto in ascensore…questa è la descrizione della mia voce che gli sussurra:

“Dimmi adesso,
dimmi…
chi è dentro chi adesso?”

Ciliegie Doppie – Ep. 15 Tongue

“You are the hole in my head
You are the space in my bed
You are the silence in between
What I thought and what I said”

E’ “soltanto” il suo bacio e sono ancora seduta sul pavimento, apro gli occhi e lo guardo…

+ Mi sposi?
Quando?

…mi prende una mano, mi tira verso l’alto e mi fa sdraiare sul letto.

Dovrei scappare a questo punto, ma voglio restare…siamo entrambi su un fianco e ci fissiamo, Marc infila una cuffietta nel mio orecchio e sento quella musica…quella che arriva dai suoi occhi ai miei…siamo in silenzio e ci guardiamo da una distanza pari a zero.
Io chiudo gli occhi, lui prende la mia mano, se la porta alla bocca e appoggia la lingua nel palmo, e la lingua disegna segni circolari sulla mia pelle chiara.

Chiude gli occhi anche lui adesso, poi li riapre, di nuovo si ferma nei miei occhi…

Questo non sarà l’unico punto dove appoggerò la mia lingua”

Io vorrei parlargli ma le parole muoiono tra tutte quelle sensazioni che scorrono tra una mano e il resto del mio corpo.

Delicatezza in quei movimenti, fuoco quando mi gira di schiena, mi solleva un pò il vestito e inizia a baciarmi le gambe.

“Si, sei tu.”
(lui lo dice due volte)

Ciliegie Doppie – Ep. 14 Cinquanta.

Cinquanta, 50 come i centimetri che ci separano in questo momento, cinquanta, probabilmente come i suoi anni, forse è anche il suo compleanno… cinquanta volte cinquanta come i battiti del mio cuore adesso, mentre mi sono già persa e ritrovata negli occhi di quest’uomo che non conosco eppure sento sotto la pelle fin dal primo istante.

Voi credete nel colpo di fulmine? Io non ci ho mai creduto, ho sempre pensato che l’Amore, quello vero intendo, arrivi dopo tanto tempo, dopo una lunga conoscenza, dopo tante esperienze vissute insieme… cazzate…

50… come il risultato di cinquanta moltiplicato per 8.64, che è 432, avete mai sentito parlare della frequenza dell’amore?

432 Hertz

Tutto nell’universo è vibrazione, tutto vibra ad una frequenza, 432 Hz è la frequenza del cuore.

L’accordatura a 432 Hz è chiamata accordatura aurea proprio perché si rifà alla proporzione aurea, la scala numerica che si trova alla base dell’intera natura.

Il nostro pianeta batte a 8 cicli al secondo con una frequenza di 8 Hz, così come il nostro cuore.

Non a caso 432 Hz è un multiplo di 8.

E il numero 8 a guardarlo bene rappresenta l’unione di due figure geometriche, il numero 8 è il bacio di due cerchi, l’unione di due entità separate che nello sfiorarsi creano un flusso di condivisione unico e infinito.

Mi batte il cuore forte e il mio respiro è cambiato, ci stiamo ancora guardando, tu non distogli mai lo sguardo, ti avvicini, lo fai lentamente, mi sembra quasi di vederti l’anima, tutto è così familiare adesso, adesso che tra qualche istante chiuderò gli occhi, adesso che li ho già chiusi, adesso che non riesco più ad immaginare per la mia bocca, “saliva più dolce”.

Se il primo bacio non si scorda mai, provate a pensare al secondo, provate a pensare a Marc che quando ha aperto gli occhi si è trovato davanti una donna con gli occhi chiari, lucidi che gli ha sussurrato:

Mi sposi?

E immaginate gli occhi di lei quando lui le ha risposto:

Quando?

Ciliegie Doppie – Ep.13 Blind test

«D’accordo, vediamo cosa posso inventarmi…» e Marc apre il frigorifero che non è tipicamente il frigorifero di uno scapolo ma è il frigorifero di chi sa apprezzare il buon cibo e il buon vino. Sceglie 4 ingredienti e inizia velocemente a preparare un assaggio che la incuriosirà e che sicuramente soddisferà la propria curiosità, perché spesso le persone mangiano con gli occhi e dimenticano di memorizzare i sapori e le note aromatiche. E questo aspetto a lui è ben chiaro, motivo per cui spesso chiude gli occhi quando assapora cibi nuovi o sapori nuovi.
«E’ un blind test, un test al buio, qualcosa di simpatico……magari scopro che sei molto selettiva e che hai una naturale predisposizione a riconoscere aromi e sapori!…….poi dopo la botta che hai preso in testa, ti distrae un po’» e mentre Marc parla dalla cucina con voce un po’ alta, affetta un avocado e prepara quindi una emulsione di salsa di soia e wasabi, riscalda la zuppa di Miso che non aveva portato da Chloe, mette l’Edamame in una coppetta riscaldata in modo da non farne perdere il profumo, prende del gari, il ginger marinato, e tira fuori da una vaschetta dell’Hummus di ceci appena comprato. Mette tutto su un piatto da antipasto, l’unico che trova in cucina, unisce due chopsticks, acqua, e si avvia verso la camera da letto.
Entrando in camera Marc nota che Chloe si è seduta sul pavimento di legno in prossimità della testata del letto, con le gambe incrociate e la gonna raccolta a coprirne il colore che Marc ha già notato, la schiena appoggiata al muro e la borsa del ghiaccio artigianale in testa. Vederla in quella posizione lo fa sorridere e allo stesso tempo gli fa capire di avere una responsabilità in più nei suoi confronti: Chloe si fida di lui e si affida a lui e non è affatto comune che una persona che si conosce da davvero così poco abbia una tale fiducia da accettare di bendarsi gli occhi nella camera da letto di un quasi sconosciuto. E’ in attesa, Chloe sorride sentendo Marc avvicinarsi a lei, ed è un sorriso meraviglioso che illumina un viso dai tratti dolci ma decisi, probabilmente l’essenza di questa donna che riempie la stanza con la sua presenza.
«Eccomi, mi siedo di fronte a te. Ti ho preparato alcuni ingredienti, sta a te capirne il gusto e dirmi di cosa si tratta. Sono 5 ingredienti, se ne indovini tre o più, vinci e decidi chi paga la cena, se ne indovini due è pareggio e ce la giochiamo di nuovo. Se ne indovini uno o nessuno, vinco io e la cena la pago io. Queste sono le regole del gioco, ti stanno bene?». «Sei pronta? Sei allergica a qualcosa?»
Chloe sorride e contesta la natura del gioco, rivendicando il diritto a pagare comunque la cena perché il casino lo ha creato lei inciampando sul pavimento di casa sua, per poi togliersi la borsa del ghiaccio, appoggiandola sul pavimento ed esclamare «Sono pronta! Non sono allergica a nulla»
Marc prende con le bacchette il primo ingrediente «Apri la bocca….» e appoggia l’Edamame sulle labbra di Chloe.
«Utilizza i denti, cosa senti? »
Marc osserva Chloe mentre chiude i denti sul baccello di soia, mentre chiude le labbra e cerca di capirne la consistenza. Sta valutando e malgrado lei abbia gli occhi bendati dalla cravatta che ha scelto, è come se lui riuscisse a vederne gli occhi attraverso, a capirne il pensiero attraverso i movimenti degli zigomi, del collo e dalla posizione della testa. Lei sorride, forse ha già capito, forse ha già riconosciuto di che cosa si possa trattare e ha già quel sapore nella sua banca dati.
«E’ tiepido, leggermente salato, un baccello forse, un po’ fibroso…..è soia?»
«Si, è soia…..i miei complimenti Chloe, brava! Non era facile da riconoscere. Non è un sapore che comunemente ritrovi nella cucina mediterranea. Bene, molto bene, sono compiaciuto. Ma andiamo avanti, ti va?»
«Si, prego Marc…..non immagini nemmeno quali strani ingredienti siano presenti nella cucina di casa mia!»

Marc prende quindi l’avocado a fette in salsa di soia e wasabi ma prima di chiedere a Chloe di aprire la bocca, osserva. Osserva le sue mani, rilassate, il suo respiro, e osserva il sorriso meraviglioso di questa donna che non conosceva nemmeno fino a due ore prima e che adesso è bendata e si fa imboccare da lui nella sua camera da letto. La vita non smette mai di meravigliare ed ha quindi molto senso continuare a viverla, sempre.
«Apri la bocca….» e appoggia l’avocado sulla lingua di Chloe.
«Valuta la consistenza, cosa senti?»
La sapidità della salsa di soia, il piccante del wasabi e il dolce e pastoso sapore dell’avocado si fondono in un sapore nuovo che Chloe fa fatica a riconoscere. Dopo qualche secondo di silenzio Chloe inizia a dare la sua sensazione a Marc.
«E’ complesso Marc, perché i sapori si confondono e riconosco una nota piccante, quasi di tabasco o wasabi»
«E’ wasabi Chloe, si, una punta di wasabi per dare rotondità al gusto. Vai avanti, dimmi di più»…..e Marc inizia a perdersi nei colori della voce di Chloe. Non dice solo bene, è come lo dice, riconosce quel sapore, attinge alla memoria….ed è quel tipo di memoria in cui Marc si vorrebbe tuffare per coglierne profumi e colori.
«C’è la pastosità di un ingrediente che mi sfugge ma che mi ricorda la guacamole…..mi lancio, è avocado!»
«E’ giusto??»
Marc sorride e in quel momento vorrebbe risponderle «Si, amore, è giusto!!…sapevo che era nella tua memoria!» e vorrebbe che lei potesse vedere lui e potesse vedere i suoi occhi ammirati, incuriositi, che osservano ma che iniziano a vedere con l’istinto del cuore, che inizia davvero a battere dopo anni di sfregi e solitudine. «Si, Chloe è giusto….giustissimo, tu mi sorprendi» e in quel momento Chloe ride e batte le mani, il gioco la sta divertendo proprio e sta pareggiando. Da adesso in poi può solo vincere ma è davvero probabile che da adesso in poi siano tutti e due ad uscire vincitori da quel test.

Marc prende quindi la tazza con all’interno la zuppa di miso e la avvicina al viso di Chloe.
«E’ un liquido, utilizza l’olfatto e dimmi cosa senti»
«Sento calore e il profumo di cucina orientale, lo sento da quando sei arrivato. Non riconosco questo profumo, non credo di averlo mai sentito, non fa parte della mia memoria ed è qualcosa che mi attira da quando l’ho sentito»
In quel momento Marc intinge il proprio dito nella tazza e lo appoggia sulle labbra di Chloe, delineando tutto il labbro inferiore. «Cosa senti?»
Chloe non è sorpresa dal gesto, chiude le labbra e assapora. «Mi piace molto, ancora Marc».
Marc prende quindi la tazza, le mani di Chloe e le porta al bordo della stessa in modo che sia lei a tenere la tazza tra le mani, ad assaggiare e a decidere quanto ancora, pur sapendo bene che probabilmente il vero ancora sia la combinazione del gesto e del sapore nuovo, decisamente graditi.
«Sembra una zuppa, non so di che cosa. Molto sapida, saporita, mi piace molto e non so di cosa si tratti»
«E’ zuppa di miso, una zuppa a base di pasta di soia fermentata, dashi, tofu, qualche alga ma dipende dalla stagione. Il punto è mio».
«E’ davvero buona, a me poi piacciono molto le zuppe. Si il punto è tuo e grazie per essertelo aggiudicato, questa volta sono io ad essere sorpresa» …e ancora quel sorriso illumina il suo viso.

Marc a questo punto prende il gari con le bacchette e chiede a Chloe di aprire bocca, appoggiandolo delicatamente sulla sua lingua
«Cosa senti?»
«Sento che hai perso la sfida perché questo è gari, ed è facilissimo ahahahaahahahaha……» è talmente felice che la risata fa eco in camera ed è una risata che mette di buon umore. Marc sorride e osserva. Il suo volto ha adesso un’espressione felice, come se qualcuno la stesse fotografando con indosso un vestito da cerimonia verde e lei fosse felice di indossarlo e di farsi vedere.
«Vediamo a questo punto se la vittoria è di misura oppure schiacciante, visto che non è cappotto Miss Miller…» e dicendo questo Marc avvicina l’ultimo ingrediente.
«Il gari mi serviva per pulirti la bocca, perché c’è tanto contrasto tra la sapidità dei primi tre ingredienti e la delicatezza di questo ingrediente. Sei pronta?»
«Si, Marc. Stupiscimi ancora»

«Apri la bocca….» e appoggia l’hummus di ceci sulla lingua di Chloe che chiude quindi le labbra mentre le bacchette lentamente sfilano via.
«Cosa senti?» chiede Marc, vedendola rapita da un gusto nuovo. Anche questo non lo conosce ma capisce che ne ha una piccola familiarità.
«Marc, tu sei bravo…..non riconosco questo gusto. Non ho mai assaggiato questa salsa e mi piace molto. Ne voglio ancora…..per piacere»
Marc ripete ciò che ha appena fatto, con una quantità maggiore, chiedendole «Dimmi di più»
«Sento del lime, sento la pastosità di qualcosa che non riconosco ma che mi richiama qualcosa di conosciuto, non lo so Marc….»
«Farina di ceci, olio, lime, semi di sesamo, aglio»
«Ceci, cazzo ceci!!!!!!!….eccolo il sapore, è quello di ceci!!!….uno degli alimenti che preferisco!» ed è a questo punto che Chloe si leva la cravatta dagli occhi e guarda dritto negli occhi l’uomo che ha di fronte a sé, a circa cinquanta centimetri dalle sue labbra.

Ciliegie Doppie – Ep. 12 Senza Occhi…in punta di piedi.

Marc è la gentilezza fatta uomo, mi ha conosciuto 5 minuti fa, eppure si è preso cura di me molto più di quanto è successo in tutta la mia esistenza.

Mi sono sempre detta: “Chloe ci si salva da soli”, ma è sempre stato un pensiero sbagliato e lo capisco adesso quando ho davanti un uomo che entra in punta di piedi nella mia vita ma che si muove con sicurezza e forza, che si lancia su un pavimento, “negli angoli bui delle mie stanze gelate” e che con i suoi occhi mi dice: “Ci sono io, ci penso io”..ed io mi vedo “appesa al suo respiro e mi vedo cadere per poi ritornare a sentirmi felice’.

Sento la sua mano tenere la borsa artigianale del ghiaccio sulla mia testa, mentre i miei occhi sono ancora dentro i suoi, mentre sento sul mio viso la forma di un sorriso.

Vuole ordinare nuovamente giapponese, io faccio un cenno con la testa o forse esclamo un sonoro: “Fanculo”…lo sento parlare al telefono, sta parlando in giapponese, credo, mentre parla non sposta la mano dalla mia testa, non esce dai miei occhi, mi guarda e mi sta dicendo: “Puoi fidarti di me”.

Mi prende la mano, mi fa una carezza e mi dice: “Vieni con me, mi è venuta un’idea…sapevi che il senso della vista a volte è veramente sopravvalutato? Sai che spesso un sapore lo riconosciamo erroneamente attraverso gli occhi? Lo stesso accade con il profumo.”

Mentre parla mi sta portando sul terrazzo, “Chiudi gli occhi un attimo, lo senti?”.

Certo che lo sento i nostri terrazzi sono pieni dei gelsomini di mia zia, mi dice di tenere gli occhi chiusi…mentre la mia mano è ancora nella sua e lui sta attraversando il terrazzo e mi sta portando a casa…sua.

Siamo entrati dalla finestra dove credo c’era il salotto della zia, ma è chiaro che lui ha cambiato tutto, mi fa sedere, e sono certa di essere su un letto, con gli occhi chiusi è tutto amplificato, forse ha notato che qualche muscolo del mio corpo si è teso perché mi dice: “Tranquilla…non succede niente, anche se sei nel mio letto, voglio solo farti stare comoda”.

Sento che apre un cassetto o un armadio…e sento che sta prendendo qualcosa, fruscio di stoffa o carta, non saprei dire con precisione…poi mi dice: “Adesso apri gli occhi”.

Non sbagliavo, sono nella sua camera, il letto è gigantesco, ha fatto lucidare il pavimento di legno, nella camera c’è solo il letto e un armadio grande, non ci sono comodini…forse non gli piacciono.

Davanti a me sfilano una ventina di cravatte: “Scegline una”…non so dove vuole arrivare ed io devo essere una pazza a fidarmi ma ogni mia molecola mi vuole li ed io mi fido del mio “sentire”.

Scelgo quella scura, lui la apre e me la mette intorno agli occhi, poi mi dice: “Adesso aspettami, voglio farti assaggiare 5 sapori, non muoverti.”

Mentalmente ripeto “Have no fear”.

Ciliegie doppie – Ep.11 Ice Bag

«Ok, abbiamo detto ghiaccio…» la voce di Marc è un po’ ingarbugliata, frastornata da tutto quello che è successo, dal disastro che ha fatto lanciandosi sotto Chloe seminando sushi dappertutto, dalle risate di Chloe, dall’incrocio dei loro sguardi, dall’intimità del prendersi per mano, portandola poi alle labbra per baciarla.
«Dai appoggiati a me, così ti eviti un gran bel fastidio. Fai strada….» e dopo il corridoio, in fondo a destra entrano in una cucina iper moderna, dal design molto pulito con penisola e sgabelli da american bar.

«Non fare caso alla cucina, non ci entro quasi mai. Mia zia era una malata di design e fino all’ultimo ha sempre aggiunto pezzi su pezzi, facendo modificare strutture, meccaniche, sostituendo gli elettrodomestici. Diceva che la progettazione, il design, non è una professione ma un’attitudine. Da giovane era stata affascinata dallo studio di un pittore ungherese…non ricordo il nome…va beh, questa stanza era una delle sue preferite. Quindi……ghiaccio» e tenendosi la testa, apre da una maniglia a scomparsa un congelatore e prende una busta di piselli. «Andrà bene lo stesso» e l’appoggia sulla testa.
«Sei forte…..fammi vedere!» e con pazienza Marc sposta il contenuto dei cassetti fino a quando trova ciò che serve. Prende un canovaccio posto vicino al lavello, butta dentro il ghiaccio, solleva la busta di piselli dalla testa di Chloe, la rimette nel congelatore e richiude tutto. Chloe guarda quasi divertita come Marc si muova agevolmente in quel posto, come se ci avesse sempre vissuto. «Mia sorella Angie ha una cucina simile, più o meno, questa però mi sembra più ragionata. Premi bene, hai un taglio» «Ahiii, …….cazzo!» esclama Chloe chiudendo gli occhi.
«Se mi indichi dove hai i sacchetti di plastica evito che ti coli tutto addosso» chiede Marc a Chloe mentre lei tenendosi la testa con la mano e con il gomito appoggiato alla penisola indica con il dito medio un cassettone dal quale Marc estrae un sacchetto di plastica per congelare.
«Fammi fare…..». L’occhio di Chloe è ancora chiuso quando d’un tratto dice «László Moholy-Nagy, si chiamava così il pittore ungherese. Mia zia era totalmente rapita dalla creatività di quell’uomo, in questo eravamo molto diverse io e lei, per me è sempre la testa a fare la differenza ma posso perdere la testa per un uomo solo per un dettaglio, per il modo che ha, per esempio, di mangiare con la forchetta».

Intanto Marc, prepara la borsa artigianale del ghiaccio e la appoggia sulla testa di Chloe sentendo i suoi lamenti ad ogni tocco. «Immagino che le tue serate non siano sempre così movimentate Chloe. Dal mio appartamento sento solo quando suoni e quando discuti con qualcuno, forse il tuo insegnante credo. Mi farebbe piacere sentirti suonare qualche volta, e magari andare a vedere qualche concerto insieme, non neessariamente in città. Ci sono dei laghi meravigliosi qui vicino e spesso ci sono dei concerti incantevoli per la musica e per il panorama….è un invito, eh!»

«Hai fame? Ordino di nuovo giapponese?» chiede Marc a Chloe che scoppia in una fragorosa risata, esclamando un deciso «Fanculo!» con un sorriso e uno sguardo che entrano negli occhi di Marc e raggiungono immediatamente lo stomaco.

Ciliegie Doppie – Ep. 10: Ma il cuore lo sa…lo sa cosa conta.

Come diceva quella frase di Einstein? Ah si…”Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato”…sto contando, sto contando i pochi secondi che mi separano dal pavimento.

Avviene tutto velocemente, uno scatto di orologio, un respiro velocissimo, un attimo di adrenalina…in quel momento realizzo che Marc si sta buttando per terra, per proteggermi da una caduta rovinosa.

Ci ritroviamo a terra, il sushi sparso tra pavimento e soffitto…inizio a ridere e non riesco a fermarmi, non so come lui ci sia riuscito, ma è sotto di me.

E’ un suono diverso adesso che riempie la mia casa, dove c’è sempre stata solo musica, ora rimbombano le mie risate…le mie, insieme alle sue.

Che cosa conta veramente adesso? Contano le sue dita, che passano tra i miei capelli, conta quella voce dolce che si preoccupa per la botta che ho preso alla testa, conta che mi sta dando la mano per farmi rialzare e una scossa mi sta entrando nel cuore.

Ci siamo alzati da pochi secondi, lui continua a tenermi la mano e mi guarda dritta negli occhi, qualche istante di silenzio mentre ci guardiamo, mentre porta la mia mano alla sua bocca e la bacia…e lo fa sorridendo.

Socchiudo gli occhi un istante, respiro il profumo di un perfetto sconosciuto, che mi fa sentire totalmente contenuta nei suoi occhi e in quel sorriso, che io ho già visto..

La timidezza che ridisegna i confini,
l’istinto che li elimina
e decide di seguire la direzione di un sorriso.”
(Fabrizio Caramagna)

Mi avvicino e lo abbraccio, con la ragione che sta facendo a pugni con il mio cuore e con il mio sentire, io non lo conosco quest’uomo, io lo conosco da sempre quest’uomo.

Da sempre.

Ciliegie Doppie – Ep. 9 L’istinto dell’acqua

«Marc!!!!!!Quel tuffo fa schifo e te lo ripeto per la millesima volta!! Apri quelle orecchie e risali in piattaforma fino a quando non impari a tuffarti come si deve! Questa sera o impari o anneghi dalla fatica, e smettila di tremare dal freddo, cazzo!!».
«Per una buona partenza è necessario un buono sbilanciamento e una buona spinta. Se manca lo sbilanciamento la spinta di gambe ti proietta in alto invece che in avanti, se manca la spinta invece piombi in acqua come un sacco di patate».
«Devi sentire il via come una molla che ti fa scattare, un istinto che ti spinge, senza pensare, senza paura e prima degli altri!!…imparerai a tuffarti meglio degli altri e quanto è vero Iddio sarà il tuo vantaggio sempre vincente!!»
Il mio allenatore, Holger, mi aveva sempre ucciso in piscina con mille ripetizioni sincrone e asincrone, esercizi che mi avevano fatto perdere l’amore per l’acqua……ma in quel momento, vedendo Chloe inciampare e cadere sbattendo contro il mobile, l’istinto aveva deciso per me e così in quegli istanti la cena giapponese volava in aria mentre mi tuffavo per evitare a Chloe un rovinoso impatto contro il pavimento di marmo. A tutti gli effetti la sua testa aveva sbattuto sulla mia schiena ma in compenso la mia spalla si era incassata contro il muro……e tutto il sushi, come stelle filanti, aveva infine colorato il pavimento dell’ingresso.
Dopo l’ultimo sushi atterrato sul pavimento e qualche istante di silenzio, la risata di Chloe parte improvvisa «Ahahahahah che botta!!……cazzo che botta!! Tu sei un pazzo, come ti è venuto in mente di tuffarti su un pavimento Ahahahahah!» «Tutto ok? Sei intero? Ahahahahah».
«Si, intero….Questi inviti a cena iniziano ad essere un po’ movimentati, e mi sa che questa sera non mangeremo Giapponese», e proprio in quel momento cade l’ultimo pezzo di sushi dal lampadario dell’ingresso.
«Fammi vedere la testa Chloe, hai preso una bella botta…..mhhhh…si, mettiamoci del ghiaccio dai, così domani non avrai un melone in testa». Nel guardarle la ferita, passandole le dita tra i capelli, Marc si rendeva conto di quanto fossero gentili e belli i lineamenti del viso di Chloe e quanto fossero verdi e profondi i suoi occhi.
«Ahahaha…..scusami Marc, ma non riesco a smettere……ahahahaha…….se penso al casino che ho fatto…….grazie, non so nemmeno come tu ci sia riuscito. Beh, forse è il caso di alzarci, che dici?»

«Sono d’accordo, aspetta però, mi alzo io prima che possa succedere qualche altro casino » .
In quel momento il suo sguardo incrocia ancora quello di Chloe ed è più famigliare, più disteso….su un pavimento di marmo e sushi sparso dappertutto. Marc si alza e chiede a Chloe di dargli la mano «Dammi la mano Chloe….». E’ la prima volta che le loro mani si toccano e una scossa elettrica arriva fino al cuore.

Ciliegie Doppie – Ep. 8 Middle of nowhere

Non ci posso credere, l’ho fatto, sono scappata via e ho sbattuto la porta…

Mi sento le guance di fuoco, oddio cosa penserà Marc, oddio che maleducata, devo tornare a scusarmi, devo…mi infilo le dita in bocca, per fortuna ho lo smalto di Phil, il mio nuovo nails artist, diversamente avrei le dita ridotte a brandelli…devo ….e continuo a camminare…devo, devo, devo vestirmi e andare a scusarmi…

Scelgo il vestito nero che avevo comprato anni fa per…per niente, quella sera non poteva e nemmeno quella dopo e quella dopo…lo metto per la prima volta e mi rendo conto che è diventato un pò largo, è un abito semplice, lineare, con una leggera arricciatura sulla vita e con la schiena completamente nuda…

Potrei invitarlo a cenare da me, infondo è stato gentile, ha la casa sottosopra, non trovava nemmeno i piatti, ed io mi son fatta prendere da…da quel profumo che sembra una seconda pelle nella mia testa e scatena, scatena i lati di me che cerco di far dormire.

Mi sento come una corda, tirata…a volte dalla parte della dolcezza, a volte trascinata da quella della forza…ora però c’è che sono a piedi nudi nel centro della mia stanza, ora che sono ferma, mi sento vestita solo del suo profumo, della sua pacatezza e mi sento calma, calma nel mezzo del nulla.

Sento suonare il campanello, mi raccolgo i capelli velocemente, infilo due chopstick nei capelli e mi avvio….

Il campanello suona ancora, corro…apro la porta ma con la coda dell’occhio intravedo in uno dei miei specchi, che non ho tolto il reggiseno bianco che ovviamente fa cagare…ma ho già aperto la porta…lui entra con il suo profumo..io indietreggio di qualche passo…

«Entra, Marc….non mi sarei mai potuta presentare ad una cena in mutande e maglietta da buttare. Perdona se ho preso la porta d’istinto, ma certe situazioni vanno risolte subito perché altrimenti la fame non torna più».

Indietreggio mentre lui si fa avanti, cerco con la mano di togliere il reggiseno, mentre gli sorrido e lo guardo negli occhi, indietreggio e inciampo e cado all’indietro sbattendo la testa sul mobile etnico preso in India…e…il vestito è largo e mi è scesa una spallina e ho un seno scoperto ma io sto cadendo e… e chiudo gli occhi.

Ciliegie doppie – Ep. 7 Sushi 寿司

«Ma come non hai più fame, Chloe aspetta!»
Il passo è talmente deciso che Chloe prende la porta e SBAAMMM! Evidentemente qualcosa l’aveva fatta innervosire o forse era semplicemente andata a cambiarsi visto che non aveva indosso praticamente nulla, o forse le era girato il culo per via del solito modo di fare affrettato di Marc che non le aveva nemmeno chiesto se le potesse andar bene cenare da lui, visto che in quella casa era ancora tutto in disordine, scatole dappertutto, TV smontata e fatta sparire. Marc aveva anche cercato di pulire il tavolo in qualche modo, ma forse a Chloe non andava proprio di cenare nella casa della sua vecchia zia, troppi ricordi.

«Vediamo di trovare una soluzione. Che casino!!, pensa Marc pensa!»
«Ok, due vassoi, due flûte…da bere, vediamo, si questo champagne millesimato andrà benissimo».
«Vediamo che cosa hanno consegnato…..tempura di verdure, tempura di gamberi,……cristo santo ma nemmeno al take away, beh però c’è molto altro di interessante, Dhighiri, Sashimi, Ramen, noodles, alghe wakame, sushi, osomaki,…ok, due piatti, dove ho messo i piatti da portata e le porcellane? pensa Marc pensa…ok, scatola 17».
Nel giro di cinque minuti dall’ultimo eco della chiusura della porta di casa, Marc è pronto con una cena giapponese per due, su un carrello che ha trovato in salotto, su quale erano appoggiate da tempo due lampade vintage anni 50. Prima di uscire dalla porta di casa appoggia sul carrello lo champagne, i flûte , i due piatti di cibo pronto per essere consumato, le sue chopsticks preferite giapponesi, il sake che aveva portato dall’ultimo viaggio in Giappone e il piatto di Ramen probabilmente ordinato da Chloe oppure semplicemente un errore di consegna. È vestito come lo era prima, appena rientrato con la cena nei sacchetti e quindi scalzo. Esce da casa e tutto orgoglioso del suo componimento gastronomico si avvia verso la porta di Chloe tirandosi dietro la sua che si chiude a scatto, ma le chiavi questa volta sono ben salve nella tasca dei suoi jeans un po’ consumati.
Il tintinnio dei bicchieri sul carrello è comunemente fastidioso e Marc sorride e scuote la testa nell’avvicinarsi all’appartamento della giovane violinista. Suona il citofono di Chloe, nessuna risposta. Risuona il citofono, nessuna risposta. Bussa con le nocche della mano destra utilizzando una voce piuttosto vivace «Chloe apri, dai, sono Marc. Ho preparato tutto! Se vuoi puoi prenderti ciò che hai ordinato e anche il resto, se questo può servire. Vorrei evitare di ricordarmi il primo incontro con la padrona di casa come un evento da dimenticare, se per te va bene c’è anche dello Champagne»….magari è pure astemia, pensa tra sé e sé.
«Sono Marc, non so te ma io sono ancora a piedi nudi, poco male quando sono in casa ma qui sul pianerottolo di fronte al tuo appartamento è come essere al polo Nord, e il Ramen freddo è una delle cose meno buone da mang….» ed è in quel preciso istante che si apre la porta dell’appartamento di Chloe che si presenta vestita di un elegante abito nero e con i capelli raccolti a chignon da due chopsticks giapponesi. Marc resta piacevolmente sorpreso. Adora il nero, ha a che fare tutti i giorni con situazioni complesse delineate da tratti semplici, e quella cena con Chloe è forse la cosa migliore che potrebbe capitargli quel giorno, dopo l’errore del ristorante.
«Entra, Marc….non mi sarei mai potuta presentare ad una cena in mutande e maglietta da buttare. Perdona se ho preso la porta d’istinto, ma certe situazioni vanno risolte subito perché altrimenti la fame non torna più».
«Comprendo perfettamente, beh prendo i vassoi e inizio a portare tutto dentro, il carrello può restare fuori se a te va bene». La porta di Chloe poco dopo si chiude e inizia la cena dei due inquilini del settimo piano.